ALTRE INFORMAZIONI:
La veste della voce: i costumi teatrali di Fedora Barbieri nella collezione del Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" di Trieste è il titolo della mostra con la quale il Comune di Trieste rende omaggio ad una delle più grandi voci del Novecento. Nata a Trieste il 4 giugno 1920 e spentasi a Firenze il 4 marzo 2003, Fedora Barbieri ha voluto che le sue spoglie mortali facessero ritorno alla sua città natale e fossero tumulate al cimitero di Sant' Anna. Ma alla "sua" Trieste Fedora Barbieri ha voluto lasciare anche una testimonianza concreta e preziosa della sua vita d' artista, con la donazione - al Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" - dei costumi teatrali della sua lunga e straordinaria carriera.
Questo volume racchiude il catalogo della mostra e la puntuale ricostruzione della biografia artistica di Fedora Barbieri realizzata da Elio Trovato, sulla scorta dell' archivio personale dell' Artista, confluito anch'esso nelle collezioni del Museo Teatrale per volontà dei figli Franco e Ugo Barlozzetti. Il documentatissimo itinerario biografico messo a punto da Trovato, illustrato da un ricco corredo di immagini, si configura quale preziosa ed insostituibile guida nel percorso della mostra.
Alleghiamo un elenco delle principali recensioni:
Il libro Fedora Barbieri,
Comune di Trieste-Civici Musei di Storia ed Arte, Trieste 2005
da "Musica" n° 178, Luglio-Agosto 2006
Un libro imponente per una voce imponente. E un libro improrogabile. Fedora Barbieri è personalità da tempo in ampio credito verso la storia della vocalità. Non certo per un successo che, dal 1940 al 2000, non le è mai mancato; bensì per una condiscendenza di giudizio cui non sono stati estranei i gusti d' alcuni e le rivalità d' altre. Sì che a ben guardare, a parte qualche scheda redatta "pel dover di porla in lista" in enciclopedie, repertori d' ugole, memorie di colleghi, uno sguardo realmente significativo su di lei non è mai stato diretto. Elio Trovato viene a dar ampio compenso alla lacuna con un volume di indubbie plusvalenze sul piano degli apparati e dell' iconografia. Ricchezza centrale del lavoro è senz' altro la ricostruzione biografica: carriera e ambienti vengono percorsi con attenzione che diremmo amorosa per il rispetto insieme dell' obbiettività e della peculiarità. Estese anche alla considerazione dello smisurato patrimonio sonoro che la Barbieri promanava; alla sottolineatura ch' ella fu mezzosoprano tendente al contralto, non certo un Falcon; e che il suo repertorio, per imposto e stile, posava essenzialmente sull' arco esteso da Verdi al Novecento. Ciò non compromette, nè nel volume, nè presso di noi, la sua collocazione in un gotha cui basterebbero la sua Azucena, la sua Ulrica, la sua Amneris, la sua Dalila, la sua Bouillon (a non dir dei ruoli di carattere, Quickly in testa) a tenerla salda e indiscutibile. Il volume è coronato dal catalogo della mostra dei costumi teatrali della Barbieri esposti a Trieste: città che - cosa rara, non è stata ingrata verso la sua concittadina.
Maurizio Modugno
da "L' Opera", anno 20, n° 208, Settembre 2006
Un libro (dedicato alla grande cantante) assolutamente straordinario, non solo (o non tanto) per la mole, quanto per il valore del contenuto e per la complessità della struttura, che fa onore al suo infaticabile autore.
Elio Trovato trae infatti pretesto dal profilo biografico di fedora Barbieri per costruire un autentico pezzo di storia del teatro lirico degli ultimi cinquant' anni. [...] Il famoso mezzosoprano possedeva «l' anima prima, la più importante, per un' Interpretazione: quella di uno strumento vocale che suonato opportunamente, poteva realizzare fino in fondo la psicologia del personaggio». Uno strumento, quello della Barbieri, davvero privilegiato, senza dubbio tra i migliori del secolo in materia mezzosopranile, che si riflette fedelmente nell' analisi fatta dallo stesso Landini che ha introdotto la biografia: «Intonazione inossidabile, orecchio assoluto, solfeggio preciso e accurato, naturale predisposizione alla musica, buono studio", qualità riassumibili nella definizione della Barbieri intesa come "musicista ferrata, dalla solida preparazione, dalla tecnica sicura». [...]
Meglio delle parole, tuttavia, sono le cifre a fissare il bilancio della carriera di Fedora Barbieri: 75 opere di 41 autori, da Monteverdi a Henze. Una versatilità eccezionale, che rivisitiamo analiticamente in 170 pagine di questo libro.
Esso si presenta quindi non solo come occasione di piacevole lettura, ma anche come prezioso strumento di consultazione, illustrato da una ricchissima iconografia e, nelle 60 pagine intitolate "La veste della voce", dalla riproduzione a colori della ricca collezione di costumi teatrali indossati dalla Barbieri e appartenente al Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" della natìa Trieste.
Giorgio Gualerzi
Ilaria Zaffino su "Weekend Arte e Cultura" , Supplemento "I Viaggi" di Repubblica, 16 Marzo 2006, della Mostra «La veste della voce»:
Trieste (Friuli Venezia Giulia) - Un secolo di lirica rivive nei costumi di scena di Fedora Barbieri, una delle voci più belle del '900.
Costumi di scena, parrucche, gioielli. Ma anche foto, spartiti, manifesti e bozzetti, oppure programmi di sala: il tutto accompagnato dalle registrazioni di leggendarie interpretazioni sceniche. Trieste rende omaggio a Fedora Barbieri - il grande mezzosoprano che nella sua città ha voluto essere sepolta quando tre anni fa ha lasciato in lutto il mondo della lirica - con la mostra "La veste della voce". Perchè è proprio attraverso gli abiti con cui una delle voci più belle del '900 ha calcato le scene di teatri italiani e stranieri che la mostra ripercorre un pezzo di storia della lirica: dal debutto di Fedora alla Scala nel 1942 con la Nona Sinfonia di Beethoven alla sua prima apparizione al Metropolitan di New York nel '49, lucida e audace voce verdiana nell' Aida: dal Coven Garden al Maggio Musicale Fiorentino. In mostra fino al 2 aprile a Palazzo Gopcevic (l' ingresso è libero) ci sono circa una trentina di abiti, che fanno parte della preziosa collezione lasciata dal mezzosoprano triestino in eredità alla sua città natale: a partire da quel costume di Dalila, indossato durante le recite del "Sansone e Dalila" alla Scala nel 1950 e donato per primo al Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl di Trieste. Ma non mancano i costumi che l' hanno resa immortale nei panni della "Carmen" di Bizet o della "Favorita" di Donizetti, della "Norma" di Bellini o che l' hanno accompagnata nelle indimenticabili rappresentazioni di "Ballo in maschera" e del "Trovatore" di Verdi. E a fare da guida al visitatore in questo teatro della memoria, in un percorso da vedere e da ascoltare, ci sono le registrazioni delle intramontabili interpretazioni di Fedora Barbieri.
AGGIUNGI A LISTA DEI DESIDERI
SEGNALA AD UN AMICO
|